lunedì 7 agosto 2017

L’hortet, un santuario della cucina naturale.




Gli insegnamenti del dottor Capo.

Dopo le fatiche dell’anno lavorativo un po’ di vacanza ce la meritiamo anche noi. Visitare le bellezze di nuove città, esplorare luoghi immersi nella natura e provare le delizie culinarie di ogni terra è ciò che ricerchiamo quando stacchiamo la spina da Verona. In questa prima parte di tour estivo ho visitato insieme al mio fidanzato spagnolo la parte sud ovest della Francia fino al oltrepassare i Pirenei e soffermarci qualche giorno nella caotica ma sorprendente Barcellona.
Questa città fu pioniera in Spagna e in Europa nell’ambito del vegetarianismo e della medicina naturale. Grazie alla famiglia di Manuel, il mio fidanzato, siamo venuti a conoscenza del lavoro e degli insegnamenti del dottor Capo, un luminare nell’ambito della naturopatia che proprio a Barcellona seguiva e curava il nonno di Manuel attraverso un’alimentazione vegetariana. Nicolas Capo, di origini italiane (salernitane) emigrato in Uruguay prima di approdare in Catalogna, ha fondato i primi studi di trofologia riguardanti cioè la compatibilità degli alimenti aspetto che considerava fondamentale per la cura dei suoi pazienti ai quali prescriveva come unica medicina una dieta personalizzata e rigorosa a base di alimenti vegetali perfettamente combinati tra loro. Famosi sono i suoi scritti “Trofología Práctica y Trofoterapia”, una Bibbia naturista e il più emblematico “Mis observaciones clínicas sobre el limón, el ajo y la cebolla” ovvero “Le mie osservazioni cliniche riguardo il limone, l’aglio e la cipolla” che considerava come alimenti fortemente curativi e antibiotici da dover assumere anche quattro o cinque volte al giorno (soprattutto per i limoni).
In questi anni ho ascoltato a bocca aperta i racconti di mia suocera che mi descriveva le visite, la ferrea dieta e i miglioramenti di salute riscontrati in suoi padre, i ricchi banchetti trofologici a cui dava luogo il dottor Capo per riunire i suoi pazienti e per trascorrere una domenica in compagnia all’aria aperta. Ho immaginato a lungo quest’uomo che tutti mi hanno descritto come pacato ma risoluto, anziano nell’aspetto ma agilissimo e estremamente lucido e intelligente. Avrei voluto incontrarlo, osservare il suo lavoro, porgli un sacco di domande e magari sedermi vicino a lui in uno di quei deliziosi banchetti. Sarebbe stato bello parlare con lui di ogni cosa, perché aldilà della concezione del cibo come unica medicina necessaria al nostro corpo, sono convinta che avessimo tanto in comune. Avrei voluto chiedergli cosa lo spingesse a continuare a lottare per diffondere il suo sapere nonostante la repressione franchista lo espulse dal Paese distruggendo gran parte dei suoi documenti; avrei voluto domandargli come fosse riuscito a svincolarsi dalle catene della società borghese e a concepire a quell’epoca una vita naturale in ogni suo aspetto, dall’alimentazione al nudismo; avrei voluto sapere come è possibile far recuperare alla collettività quell’amore per se stessi, quella cura per la propria anima e per il proprio corpo ormai dimenticati e che invece fondano le proprie radici con la nascita dell’uomo stesso. Quesiti che rimarranno tali, mi dicevo, e a cui solo con la lettura delle sue riviste e dei suoi scritti potrò rispondere.

L’hortet

E invece no. O almeno non solamente. Si dà il caso che a Barcellona non tutto di Nicolas Capo sia andato perduto, anzi. Gli studi sono proseguiti e per qualcuno il buon naturopata di origini italiane è ancora un riferimento nell’ambito della medicina salutare. Ma soprattutto la sua presenza è viva e palpabile nel ristorante vegetariano “L’Hortet” fondato dalla figlia Odina Capo (che oggi ha 82 anni) e ora portato avanti dalle nipoti Sonia e Odina.

Entrando nel ristorante siamo stati accolti dallo splendido e rincuorante sorriso di Sonia e dalla foto che ritrae il dottor Capo posta all’ingresso che ci ha immediatamente ricordato di trovarci in un “santuario” della cucina naturale. Il posto è per lo più frequentato da abitudinari barcellonesi che conoscono il locale, motivo per cui forse il menu è scritto interamente in catalano e non in spagnolo castigliano salvo avere delle traduzioni inglesi in parentesi per i turisti saltuari. Siamo stati fatti accomodare ad una grande tavolata mista dove conoscenti e non condividono il momento del pasto insieme, chiacchierando, conoscendosi e consigliandosi sulle opzioni del menu. La carta prevede la scelta di un primo piatto, di un secondo e di un dolce per soli 10,90 euro. 



Sulla prima scelta non abbiamo avuto dubbi: io ho optato per una Babaganoush, leggera e saporitissima, un’ottima crema di melanzane per svegliare l’appetito; Manuel invece ha riempito a più riprese il piatto con humus, insalata mista e riso saltato con tofu accedendo al ricco e vario buffet ecologico, una costante del menu dell’Hortet. 

Una menzione straordinaria va all’eccezionale paella di verdure che non ha nulla da invidiare alla paella tradizionale: la cottura perfetta del riso e il sapore deciso (quasi piccantino) dei condimenti e delle verdure la rendono il piatto principe del menu, da leccarsi i baffi. OLE OLE Y OLE ALLA PAELLA DELL’HORTET! Deliziose anche le polpettine di cereali servite con quinoa e tagliatelle di zucca e zucchine, un’idea originale perfetta per combinare un piatto completo.




Giunti al dolce…l’eredità dell’Hortet.

Tra una chiacchiera e un’altra con i nostri commensali, siamo giunti al dolce, trepidanti all’idea di conoscere che cosa fosse rimasto dell’eredità di Capo oltre alla foto della parete. I più sembravano ignari di quel passato illustre e così finalmente ci siamo decisi a porre le nostre domande ad una cameriera. Abbiamo così conosciuto Sonia, allegria e forza allo stato puro, che insieme alla sorella Odina ha deciso di portare avanti il lavoro della madre Odina, figlia di Capo, incarnazione della sua longevità in salute e lucidità (ci dicono che ancora si occupi di qualche paziente). Gli insegnamenti della madre e del nonno, ci spiega Sonia, sono rigidi e severi, non ammettono perditempo. Per questo ad oggi le consulte mediche che ancora concede la madre sono selezionate per chi davvero voglia compiere un cammino verso il miglioramento della propria condizione di salute in maniera seria e costante. Due qualità quest’ultime che oggigiorno sembrano perdute perché i risultati per tutti devono arrivare immediati e facili. Anche Sonia sembra aver accettato l’idea che le diete rigorose del nonno ormai debbano lasciare spazio a compromesso e originalità che è ciò che vuole offrire l’Hortet, non prescindendo mai dalla cura per se stessi e per l’ambiente attraverso una cucina naturale ma sfiziosa. Il sorriso e la carica che emana Sonia ci hanno tramesso fiducia ed energia (talmente forte da far letteralmente esplodere d’improvviso due bicchieri a cui nessuno si era avvicinato appoggiati sul bancone?!) da investire nella nostra personale ricerca di rispetto e amore per noi e per il mondo. Complimenti a Sonia, a Odina e a tutto l’Hortet per il meraviglioso ambiente a cui hanno dato vita e che continuano a mandare avanti con passione, consapevoli dell’importante eredità che a loro modo sono riusciti a tramandare.

venerdì 30 giugno 2017

Torta (crudista) di zucchine e cacao


L'arrivo dell'estate porta con sè i frutti più dolci che la natura ci possa offrire, colori e sapori si esprimono nelle loro forme più colorate ed intense. Le alte temperature che ci permettono di sguazzare felici al mare, comportano anche disidratazione e abbassamento di pressione. Quale miglior modo di ristorarci dunque se non consumando frutta e verdura crudi pieni di tante vitamine di cui abbiamo bisogno? I fornelli sono spenti, il forno si riaprirà a settembre (o quasi), ma nulla ci impedisce di gustarci un delizioso dolce al cucchiaio adatto come colazione nutriente ma leggera o anche come dessert.

Ingredienti:

IMPASTO
1 tazza di zucchini grattugiati
1/2 mela
1/2 tazza di farina di cocco
1/2 tazza di fiocchi di avena
1/3 tazza olio di cocco
1 pizzico di sale
1/2 tazza di zucchero
1/2 tazza di cacao
1 cucchiaio di semi di chia ammollati in 5 cucchiai di acqua
gocce di cioccolato fondente (facoltativo)
acqua q.b.

GLASSA
1/2 tazza di cacao
1/2 tazza di olio di cocco
1/8 tazza di sciroppo d'agave

Procedimento:

  • versare i fiocchi di avena nel mixer e frullare
  • riunire nel mixer tutti gli ingredienti e frullare fino ad ottenere un impasto omogeneo
  • stendere l'impasto su una teglia da forno di piccole-medie dimensioni rivestita di carta da forno
  • preparare la glassa mescolando in maniera omogenea senza grumi il cacao all'olio e allo sciroppo d'agave
  • stendere la glassa su tutto l'impasto
  • lasciar riposare in frigo per almeno 5 ore




Buon appetito e buona estate!

lunedì 19 giugno 2017

L'Opificio dei sensi, un'oasi di piacere


Domenica mattina splendeva una bellissima giornata di sole, dunque appena alzate abbiamo deciso di approfittare di quella dolce temperatura per andare a farci una bella camminata rigenerativa. La scelta è caduta sul percorso che collega San Martino Buon Albergo e Montorio, due piccoli paesini della provincia veronese. La passeggiata è stata davvero piacevole, gli alberi concedevano la giusta ombra e il ruscello che segue tutto il percorso risuonava come un mantra rilassante. Sulla via del ritorno il sole iniziava a picchiare e un certo languorino si faceva sentire, così giunte sul ponticello che segnala la località Ferrazze abbiamo deciso di inoltrarci per cercare ristoro. Mai scelta fu più azzeccata perché abbiamo trovato una vera oasi di piacere!

L’Opificio dei Sensi è una cooperativa sociale che possiede al suo interno un ristorante vegetariano. Incuriosite dalle proposte del menu ed incantate dalla bellezza del posto ci siamo accomodate al tavolo. Il casale, gestito dalla cooperativa per diverse attività, possiede un vasto spazio verde che comprende anche un piccolo orto da cui si rifornisce lo chef per preparare i suoi piatti e per ideare il menu che si rinnova ogni mese rispettando la stagionalità.  

Noi ci siamo fatte tentare da un primo di spaghetti di zucchine crude conditi con un pesto di piantaggine, pinoli e scorza di limone e da un risotto allo zafferano con fiori di zucchine e lime. I piatti erano abbondanti nelle porzioni ma raffinati nelle presentazioni. L’odore che emanavano ti permetteva di pregustare quello che avremmo assaggiato. Gli spaghetti erano un vero trionfo di freschezza esaltati dal condimento deciso delle erbe spontanee. Il risotto semplicemente eccellente: profumato, cremoso, un bilanciamento sapiente di spezie e condimento agrumato che ti appaga e sorprende forchettata dopo forchettata.



Per il secondo ci siamo fatte tentare dai tacos crudisti di carote, pomodori e semi di lino ripieni di verdurine e accompagnati da una maionese all’avocado. Geniali, innovativi e sfiziosissimi per un pasto estivo. Cinque stelle.


Lo chef dubitando ingenuamente che non fossimo già soddisfatte, ci ha fatto giungere al tavolo due omaggi della casa. Stupefacenti: due champignon crudi croccanti ripieni di crema di anacardi e due fiori di zucchina con un cuore di tofu affumicato, inebrianti entrambi i piatti, ottime idee da rubare per un aperitivo sfizioso ma leggero.

La conclusione di questo percorso dei sensi non poteva che risvegliare anche il sesto: il dolce crudista alle fragole e aromatizzato ai fiori di sambuco ci ha spedite dritte in paradiso. Delicato, fresco, appagante, soffice come la nuvola sulla quale ci ha condotte.




Complimenti a questo ristorante che porta avanti una cucina vegetariana e rispettosa della stagionalità e che fa sentire i propri ospiti parte della loro famiglia e del paesaggio che li circonda. Complimenti infine allo chef che idea e realizza piatti estremamente originali, innovativi e rassicuranti allo stesso tempo, raffinati e dagli accostamenti ricercati ma che riescono a farsi apprezzare anche dai palati più semplici. Un’utopia di leggerezza e golosità che diventa realtà da gustare grazie alla sapienza e alla maestria di Davide Ambrosi, capace di creazioni uniche e sensazionali. 

mercoledì 14 giugno 2017

Burger di ceci con zucchine, avocado e cipolla rossa



Con il caldo estivo l'appetito diminuisce per questo dobbiamo cercare di realizzare piatti freschi e leggeri ma completi di tutti i nutrienti. Questo delizioso bun è ricco di cereali integrali, verdure e legumi, gli ingredienti che lo rendono un piatto unico ideale, perfetto per un pranzo di metà giugno. 

Ingredienti:

1 latta di ceci al naturale Bio
thain
pane  integrale
1 zucchina grigliata
insalata
cipolla rossa 
avocado
(ricotta a piacere)
erbe aromatiche (basilico)
sale
olio
pepe

Procedimento:

1 Sciacquate i ceci con cura e lasciateli scolare per qualche minuto.

2 Nel frattempo preparate tutte le verdure che volete inserire nel vostro bun: lavate e grigliate le zucchine, lavate l'insalata, affettate la cipolla e l'avocado.

3 Frullate i ceci con un cucchiaio di thain e un quarto di cipolla rossa, aggiungete il sale, l'olio e il pepe a piacere fino ad ottenere un impasto liscio. 

4 Formate ora i vostri burger alti più o meno 1 cm e mezzo. Fateli compattare lasciandoli per circa 20 minuti nel frigorifero. A questo punto potrete scottarli in padella per circa 3 minuti su entrambi i lati.

5 Farcite il vostro panino con le foglie di insalata, il burger di ceci, le fette di avoado e delle rondelle di cipolla rossa. A vostro piacere potete spalmare su entrambe le fette di pane un cucchaino di ricotta di capra per dare un gusto deciso al vostro bun.

Dite la verità...quasi quasi vi è tornato l'appetito?!

lunedì 29 maggio 2017

Vegan "cheese" cake SENZA ZUCCHERO


Questa ricetta l'abbiamo presa in prestito dal Dottor Franco Berrino o meglio dalla sua eqhipe di cuochi di cui si circonda e con i quali crea ricette salutari e molto saporite. Eravamo alla ricerca di una torta fresca e leggera da servire come dessert per la festa della mamma. Questa faceva proprio al caso nostro e direi che è stata un super successo visto che anche nostro papà, in genere scettico verso queste tipologie di dolci, ha fatto il bis.

Ingredienti:

Frolla
200g di farina semintegrale
100g di malto di riso
pizzico di sale marino integrale
25g olio di mais
mezza bustina di cremor tartaro
cannella, vaniglia
scorza di 1 limone bio
30g di farina di mandorle
acqua q.b.
Crema di mandorle
500ml di latte di riso integrale
30g di farina di riso integrale
cannella, vaniglia
50g di mandorle tosate senza buccia tritate fine
3-4 albicocche secche
1 cucchiaino di agar agar
pizzico di sale marino
Kanten
4 cucchiai di marmellata di mirtilli
200ml di succo di mela (senza zuccheri aggiunti)
3g di agar agar

Procedimento:
Iniziate dalla frolla. Mescolate tutti gli ingredienti fino a ottenere una palla di frolla, stendetela spessa 2-3 mm e cuocetela a 180° per 30 minuti.
Per la crema mescolare prima a freddo tutti gli ingredienti e poi fate bollire sul fuoco per qualche minuto. Versare sulla base cotta e far rapprendere.
Preparate il kanten facendo sciogliere l'agar agar sul fuoco con il succo di mela. A fuoco spento aggiungere la marmellata di mirtilli. Versare il composto sopra la crema rappresa e far riposare in frigo. Se usate un contenitore con la cerniera rimuoverla e servirla a tavola.



La cosa bella di questo dolce è che utilizza tutti prodotti italiani, a partire dal riso (sia in forma di latte che di farina), dalle mandorle, fino alle albicocche per dolcificare. Per noi è importante cercare di trovare un connubio tra salute, gusto e territorialità. Questi tre ingredienti per noi sono fondamentali. Buon appetito!

venerdì 26 maggio 2017

Muffin di carote (camille) vegan


Nella pasticceria vegana si sa, bisogna sperimentare tanto! Abbiamo provato molte ricette di muffin alle carote o camille che dir si voglia. Tante esperimenti falliti e altri riusciti per metà. Questa ricetta è fenomenale, crea una consistenza soffice e morbida e il sapore è buonissimo. Inoltre sono davvero facili da fare...un'unica accortezza che raccomandiamo è di strizzare le carote grattugiate così da non aver liquidi in eccesso durante la cottura. 

Ingredienti:

200g di carote tritate
60g di farina di mandorle
40g di semola di grano duro
65g di zucchero grezzo di canna
100g latte vegetale
30g succo di arancia (mezza arancia)
45g olio di girasole
1 bustina di cremor tartaro + pizzico di bicarbonato
scorza di 1 arancia bio
cannella
pizzico di sale

Procedimento:
Tritare le carote e strizzarle con un panno. Unire in una ciotola tutte le farine e lo zucchero ridotto a 'velo'. Unire i liquidi e mescolare, poi incorporare il cremor tartaro con il bicarbonato e per ultime le carote. Distribuite l'impasto nei pirottini da muffin e cuocete a 180° a forno statico per 25-30 minuti.


Prove e tentativi sono valsi per arrivare a questo risultato...buon appetito! :)



sabato 22 aprile 2017

Due cuori e una canapa


Questa ricetta nasce dalla voglia di sperimentare. Ormai assidue frequentatrici della pizzeria Dal Mori di Caselle di Sommacampagna (Vr), dove preparano un'ottima pinsa romana realizzata con farina di canapa, abbiamo voluto anche noi cimentarci con questa particolare farina dalle mille proprietà.
Ci siamo buttate sul dolce e abbiamo così realizzato dei buonissimi biscotti per la colazione o per il tè del pomeriggio.




Ingredienti:
100g di farina integrale
30g di farina di canapa integrale
20g di farina di mandorle
50g di farina di mais fioretto
40g di farina di riso
10g di farina di ceci
50g di zucchero di canna
1 cucchiaino raso di bicarbonato
pizzico di sale
3 cucchiai di olio di girasole
2 cucchiai de olio evo
1 tazzina di caffè
1 cucchiaio raso di sciroppo di malto
acqua q.b.

Procedimento:
mescolare tutti gli ingredienti secchi e poi quelli liquidi. Creare una palla e farla riposare per 15 minuti a temperatura ambiente. Stendere l'impasto e ricavare dei biscotti con una forma a cuore oppure con la forma che voi preferite. Cuocere a 180 gradi per dieci a forno statico e 5 minuti a forno ventilato. 



Ecco pronti i vostri biscotti realizzati con la farina di canapa. Si possono anche riempire con la marmellata di ciliegie...ancora più buoni!